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13/07/09

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Creare una "federazione unitaria" della sinistra comunista e dei movimenti

Ferrero, Diliberto, Salvi ed Agnoletto vogliono creare una "federazione unitaria" della sinistra comunista e dei movimenti. L'appuntamento è per sabato prossimo a Roma. "Cari compagni e compagne - si legge nel documento - la crisi sta mostrando una volta di più il volto distruttivo del capitalismo e delle politiche liberiste. Parimenti mostra il fallimento delle politiche socialdemocratiche in tutta Europa e del centrosinistra in Italia.
Nella debolezza dell'opposizione e della sinistra, la crisi sociale si impasta con la crisi della politica, producendo guerre tra i poveri che si esprimono in separatezza dalla politica, in astensione, quando non in consenso alle destre razziste. Abbiamo quindi dinnanzi un compito tanto grande quanto necessario, quello di costruire una efficace opposizione sociale, politica e culturale, in grado di proporre e rendere credibile una uscita da sinistra dalla crisi, lungo una strada contrapposta alle ricette della destra e alternativa al liberismo temperato proposto dal centrosinistra.
A tal fine è assolutamente necessario costruire un punto di riferimento politico della sinistra di alternativa, che abbia massa critica e programmi tali da risultare credibile per tutti coloro che stanno subendo e pagando la crisi e che si ponga l'obiettivo di aggregare tutte le forze politiche, sociali, culturali e morali che come noi sentono questa urgenza.
Riteniamo che gli elementi fondanti di questo processo di aggregazione siano principalmente quattro: in primo luogo una rinnovata critica al capitalismo globalizzato e alla sua tendenza alla mercificazione di ogni cosa e relazione sociale. Occorre rimettere al centro la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici che in questi decenni ha assunto caratteristiche barbariche e completamente inaccettabili: dalla disoccupazione strutturale nel mezzogiorno alla precarizzazione del lavoro alla sistematica compressione salariale il lavoro è tornato ad essere pura merce, variabile dipendente di un sistema che ha glorificato il profitto.
Vogliamo ripartire dal lavoro nella piena consapevolezza che la lotta contro lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo o si connette strettamente alla lotta dello sfruttamento dell'uomo sulla donna, dell'uomo sulla natura oppure è incapace di proporre una uscita dallo stato di cose presente. Per questo per noi la lotta per la liberazione del lavoro si deve connettere alla lotta contro la distruzione dell'ambiente, per i beni pubblici a partire dall'acqua e lo sviluppo di un consumo critico, alla lotta contro il sessismo e il patriarcato, per l'autodeterminazione degli individui e delle comunità.
Questa critica radicale agli assetti capitalistici implica una battaglia rigorosa per mantenere scuola, istruzione, conoscenza, ricerca e in generale i saperi al riparo dalla privatizzazione e dalla mercificazione: la lotta per la scuola pubblica è dunque prioritaria".
"In secondo luogo - prosegue il documento - una forte opposizione al sistema bipolare che rappresenta la forma istituzionale con cui il pensiero unico ha cercato di sancire l'espulsione del tema dell'alternativa dalla politica. La battaglia contro il bipolarismo, che tende a produrre l'impermeabilità delle istituzioni nei confronti del conflitto, una alternanza tra simili e che nel concreto del caso italiano è il contesto in cui è nato e cresciuto il berlusconismo, è per noi un punto centrale. La costruzione di un movimento di massa per una uscita da sinistra dalla crisi ha quindi nella battaglia per il proporzionale, contro ogni tendenza autoritaria, contro le mafie e i loro intrecci con la politica, il suo corrispettivo sul piano istituzionale.
In terzo luogo noi riteniamo che questo polo della sinistra di alternativa non possa essere costruito solo tra le forze politiche oggi esistenti ma debba coinvolgere a pieno titolo tutte le esperienze di sinistra che si muovono al di fuori dei partiti.
In questi anni larga parte di chi si è battuto a sinistra lo ha fatto al di fuori dei partiti e la possibilità di costruire una sinistra di alternativa degna di questo nome è possibile solo dentro una rinnovata critica della politica che veda una interlocuzione paritaria tra tutti i soggetti coinvolti. In quarto luogo noi pensiamo che la sinistra di alternativa sia pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, per la giustizia e la solidarietà, del movimento altermondialista.
Nella lotta per la giustizia e la libertà delle generazioni che ci hanno preceduto, combattuta sotto le insegne delle bandiere rosse, della falce e del martello, noi riconosciamo la nostra storia e questa storia deve proseguire a partire da una rifondazione delle pratiche, delle teorie, delle forme organizzative.
La proposta che avanziamo trova la sua collocazione politica naturale nel contesto di tutte le forze della sinistra europea che si collocano a sinistra delle socialdemocrazie e che hanno ottenuto significativi consensi nelle ultime elezioni europee, come in Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Olanda e nei paesi nordici.
In Italia la costruzione di un polo della sinistra di alternativa si rivela difficile sia per le divisioni a sinistra, e per il rischio che esse si vengano ora cristallizzando, sia per la volontà delle forze politiche rappresentate in parlamento di imporre un sistema bipolare chiuso, attraverso meccanismi istituzionali (clausole di sbarramento a tutti i livelli, discriminazione dell'accesso al servizio televisivo e al finanziamento pubblico), che aggravano ulteriormente gli effetti di leggi elettorali che contrastano con il principio del pluralismo rappresentativo e con la garanzia del pari diritto dei cittadini alla partecipazione politica.
Alla costruzione di un sistema bloccato, che assume i caratteri di un nuovo regime, Pd e IdV hanno mostrato di voler concorrere non meno dei partiti di centrodestra.
È necessario dunque un vero e proprio salto di qualità dell'iniziativa politica, ideale e sociale della sinistra di alternativa. Proponiamo pertanto di dar vita a una Federazione unitaria che comprenda - oltre alle forze che hanno dato vita alla lista anticapitalista e comunista - tutti i soggetti politici, i movimenti e le persone che avvertono l'urgenza di affrontare insieme i compiti che ci sono davanti e che abbiamo prima indicato nelle linee generali.
Riteniamo indispensabile che la Federazione che proponiamo introduca profonde innovazioni nel modo di fare politica, a partire dai rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali, per ricostruire una nuova etica pubblica, per consentire l'effettiva partecipazione di tutti gli aderenti alle decisioni e per ridare centralità alla pratica sociale. Vogliamo discutere nel modo più diffuso e aperto della nostra proposta.


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10/07/09

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Sondaggio: Quale futuro per la Lista Comunista?

Il 18 luglio le forze politiche che hanno composto l'alleanza elettorale e politica "Lista Comunista e Anticapitalista" si sono sedute attorno ad un tavolo per decidere le sorti del futuro di questa coalizione di Sinistra. Prc, PdCi, Socialismo 2000, e speriamo anche altre forze politiche e sociali, hanno discusso del modo in cui far nascere una forza politica comunista e di sinistra. L'intento di questo sondaggio è di "sondare" (almeno sul web) la possibilità di un Nuovo Inizio. Votate e fate votare.

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04/07/09

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I partiti comunisti sono tre, ne nasce un altro per iniziativa di Marco Rizzo

Tratto da Italia Informazioni
La nascita di un nuovo partito a sinistra non fa più notizia. E’ la legge dell’informazione, quando gli eventi si ripetono finiscono con il non interessare nessuno, a meno che non si tratta di crimini seriali, in questo caso la curiosità è morbosa. Nel caso presente, in verità, si tratta di fatto di una tenace ed irredimibile vocazione al suicidio, che è pur sempre un crimine perpetrato contro se stessi. La notizia è che Marco Rizzo ha fondato un nuovo partito che si chiama Comunisti-Sinistra popolare. E’ il terzo, se non andiamo errati, che si richiama al comunismo. Marco Rizzo esce dal Pdci perché è stato espulso dal suo segretario, Oliviero Di Liberto, quello che voleva portare in Italia la salma di Lenin curata con scarsa attenzione dai russi. Di Liberto ha chiesto ed ottenuto la testa di Rizzo perché lo ha accusato di avere dato una mano all’Italia dei Valori alle ultime elezioni, invece che lavorare per il suo partito. Scambio di accuse e qualche insulto, che potrebbe finire in tribunale perché Rizzo avrebbe sospettato Di Liberto di amicizie massoniche o qualcosa di simile. Ma il punto essenziale resta la nascita di un nuovo partito comunista in Italia. Ce n’era davvero bisogno? Le scissioni e la nascita di partiti nuovi hanno segnato la storia della sinistra italiana devastandone l’immagine ed i consensi. L’irriducibilità di alcune posizioni radicali hanno reso la navigazione del governo Prodi proibitiva. I cespugli ed i gruppuscoli di irriducibili hanno reso un pessimo servizio alla sinistra italiana. Cupio dissolvi, stando alle conseguenze della conflittualità permanente. Da ultimo alle europee la presentazione di più liste ha impedito che la sinistra antagonista mandasse eurodeputati a Strasburgo. Conti alla mano, avrebbe potuto avere una rappresentanza, raggiungendo circa il 6 per cento di suffragi e superando così la soglia di sbarramento. Marco Rizzo ha spiegato che il suo nuovo partito vuole diventare una sorta di lobby morale su comportamenti e sulle azioni di lotta per riconquistare la fiducia della gente. Che cosa significhi questo non ve lo sappiamo dire. Di certo va in controtendenza rispetto ai proclami successi alle europee, dove il clamoroso errore di dividersi, aveva fatto prendere coscienza della necessità di unire le forze e rinnovare il progetto politico. A quanto pare non è più così, il day after è durato lo spazio di un mattino e sono prevalse le difficoltà di sempre di trovare una piattaforma comune. Mentre i partiti di sinistra si moltiplicano, riesce sempre più difficile, se non impossibile, illustrare le peculiarità di ognuno dei partiti e individuarne le peculiarità. La rappresentanza di idee e bisogni tipici della sinistra naufraga in un oceano di incomprensioni e di parole d’ordine lontanissime dalla realtà.

editing Dario La Rosa

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No dal Molin: a Vicenza con la testa e col cuore

Dunque, ci siamo. Tra poche ore sarà il 4 luglio; sta arrivando, questa giornata, nell’assordante silenzio della politica che, evidentemente, guarda a Vicenza come a un luogo lontano; fuori dal mondo: mentre da tutta Italia giungono adesioni, coloro che dovrebbero ascoltare le storie di questo Paese si tappano le orecchie. Difficile, del resto, ascoltare una comunità che non accetta l’imposizione, che sfida chi vuol governare con l’arroganza, che vuol prendere in mano il futuro della propria terra.

E, forse, la questione centrale è proprio questa: che in un tempo di crisi che non è soltanto economica, ma prima di tutto sociale e politica, ci sono migliaia di donne e uomini che abbandonano il divano, spengono il televisore e si ritrovano sotto un tendone, il Presidio Permanente. Cittadini scomodi per chi – da destra a sinistra - vorrebbe gestire la politica come un reality show e si ritrova di fronte coloro che non vogliono stare a guardare. Perché, in fondo, quel che a chi governa non piace è che vogliamo partecipare, rifiutandoci di accettare il loro diktat.

Ed è, partecipare, quel che faremo sabato prossimo. Torneremo in strada per metterci la faccia, per rispondere a chi ci chiede di arrenderci di fronte all’imposizione; perché, dicono, il timbro governativo mette tutto a posto: come se una firma sul faldone “Dal Molin” potesse far scomparire l’assenza di democrazia, di trasparenza, di informazione che ha caratterizzato questa vicenda. Come se quel timbro potesse giustificare e legittimare i danni ambientali che provocherebbe la realizzazione dellabase di guerra.

Non è e non sarà così; l’abbiamo detto il 17 febbraio 2007: resisteremo un minuto in più. Saremo dei polentoni, per chi ci guarda da Palazzo Chigi, ma siamo anche dei gran testardi; e sabato prossimo vogliamo far vedere quanto siamo determinati: loro che usano ogni strumento per imporci l’installazione militare, noi che, forti del nostro essere comunità, useremo ancora una volta la nostra creatività.

Pentole e cartelli, bandiere e t shirt: sarà un corteo colorato, ma soprattutto sarà un corteo determinato. Chi voleva sradicare alla radice il dissenso locale se ne faccia una ragione: la comunità dei pazzi NoDalMolin torna in piazza; lo fa per continuare a sognare.

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27/06/09

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Diliberto: "Vietato dividersi"

Dichiarazione di Oliviero Diliberto sul futuro della sinistra.


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26/06/09

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Quale Futuro per PRC, PDCI?

Dopo il no di Sinistra e Libertà al polo della Sinistra, quale futuro per Rifondazione Comunista, i Comunisti Italiani, Socialismo 2000 e tutte le altre forze di sinistra e anticapitaliste? Vota il sondaggio e lascia il tuo parere.

Quale futuro per PRC e PDCI?





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Vendola dice di no a Ferrero

Si sono incontrate le delegazioni della lista comunista e di sinistra e libertà. Vendola dice no al polo della sinistra e va verso l'UDC e il PD.


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Sinistra, Ferrero: «Il futuro è nella riunificazione»

L'analisi del segeretario del Prc
Sinistra, Ferrero: «Il futuro è nella riunificazione»
Sull'emorragia di voti verso l'Idv: «Di Pietro fenomeno che si spegnerà sui contenuti»



Ricompattare le forze della sinistra in un unico polo per rilanciare un'opposizione forte e autonoma. E' il progetto del segretario del Prc per recuperare l'elettorato di sinistra, rifugiatosi nell'antiberlusconismo dell'Idv o nell'astensionismo senza fiducia. Per questo lancia un appello a Vendola: «Parte dei suoi elettori vogliono la sinsitra unita». E attacca Di Pietro: «Successo dovuto alla visibilità mediatica, ma i nodi verranno presto al pettine». Qui il video dell'intervista al Segretario Paolo Ferrero.

Mettere fine allo spezzettamento, ricomporre l'unità delle sinistre in un polo condiviso e rilanciare un progetto di opposizione. Le idee del segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero per il futuro della sinistra sembrano chiare e semplici a farsi. Ma prima c'è da mettere a posto un paio di cose, ai vertici di partito come - soprattutto - alla base.

Lo «spezzettamento» tra Prc-Pdci-Socialismo 2000 e Sinistra e Libertà «non ha pagato alle Europee» e la necessità, a un anno dal discusso congresso di Chianciano, che ha consegnato a Ferrero la segreteria del partito, è il momento di «tornare a fare politica». «Ho sempre detto che c'è stata una scissione di troppo: se Vendola (leader di Sinistra e Libertà, ndr) non avesse scisso Rifondazione avremmo passato il 4% e non staremmo a discutere della disgregazione della sinistra», ribadisce Ferrero. Le acque oggi, sostiene, sembrano essersi calmate: «Penso che siamo mesi un po' meglio, la scissione è finita e possiamo procedere con la riunione delle forze della sinistra alternativa in un polo autonomo dal Pd. E farlo con tutti coloro che sono disponibili». Compreso Vendola: «Certo, l'appello è rivolto anche a Sinistra e Libertà. Non so se sia possibile la riunificazione con Vendola, ma l'istanza è certamente condivisa da parte dei compagni che hanno votato Sl».

Il milione di voti raccolti dal Prc «sono un buon punto di partenza», ma è inevitabile guardare al dato complessivo delle europee: Rifondazione e Sinistra e Libertà insieme hanno accumulato il 6,50%. Elemento che lascia pensare che una parte dell'elettorato voglia ancora affidare il proprio voto a sinistra, il che suffragherebbe l'idea di un "polo delle sinistre". Alla propria base bisogna rispondere delle responsabilità, che non possono riguardare solo Vendola, ma il segretario prc si dice tranquillo: «Non mi assumo responsabilità che non penso di avere. L'unico mio torto è stato far applicare le decisioni democraticamente prese da un congresso: se per evitare le scissioni bisogna eleggere un segretario di minoranza e applicare una linea politica sconfitta al congresso, siamo alla follia. Cos'altro avrei dovuto fare?».

Restando all'elettorato pesa anche l'emorragia di voti, dispersi tra Idv, Lega Nord nel settentrione, quando non nell'astensionismo. Soprattutto Di Pietro sembra averne giovato, dopo aver speso un anno a condurre a sé temi e valori tradizionalmente più di sinistra e, di conseguenza, anche molti consensi. L'arma di Di Pietro, è convinto Ferrero, è stata la visibilità mediatica, perché «qualsiasi cosa faccia o dica è sempre in tv o sui giornali, mentre noi siamo stati bistrattati» e così ha potuto occupare numerosi spazi - come nella vicenda Alitalia o nelle lotte per la legalità -. Così facendo l'Idv è apparsa come «l'unica opposizione visibile, a fronte di un Pd indaffarato nei fatti suoi e non impegnato a fare opposizione seria». A favore dell'ex magistrato ha giocato anche la natura «antiberlusconista di una parte dell'elettorato di sinistra, che ha votato l'antiberlusconiano più visibile». Ma Ferrero è sicuro che il fenomeno Di Pietro si esaurirà presto: «Ho l'impressione che i nodi verranno al pettine quando si discuteranno i contenuti concreti, perché soprattutto sulle questioni sociali ha posizioni moderate o di destra».

Di Pietro o no, resta però lo scollamento alla base, che va ricostruita. Il «vero disastro della sinistra», riconosce Ferrero, è che «il nostro elettorato se ne è andato a casa sia nel non voto sia con il voto al Pd nel 2008». Il milione di voti raccolti dalle sinistre alle europee indica che «il trend è in salita, ma non è sufficiente». La soluzione passa dalla concretizzazione di due obiettivi: «La prima cosa è la ricostruzione dell'opposizione a partire dalla questione sociale attraverso una reimmersione della sinistra nella società. La seconda p il rilancio di una serie di idee forti come la giustizia sociale e i diritti che in questo anno, bloccati dai nostri casini interni, non abbiamo espresso con forza». Elementi necessari e sufficienti per il «rilancio di Rifondazione e la costruzione dell'unità della sinistra di alternativa» e recuperare «la fiducia della nostra gente, oggi indubbiamente a un livello troppo basso».
(valerio perogio)2009-06-25 13:27:54
Fonte: http://www.agenziami.it/articolo/3972/Sinistra+Ferrero+Il+futuro+e+nella+riunificazione/
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Lettera aperta a Oliviero Diliberto

Si da notizia della lettera inviata dai segretari provinciali del Pdci di Messina e Palermo al segretario nazionale Oliviero Diliberto e al segretario regionale Salvatore Petrucci.



“Le recenti vicende che investono il Partito dei Comunisti Italiani,relative alla contrapposizione tra il segretario Diliberto e il comp. Marco Rizzo, lasciano sbigottiti gli iscritti e i militanti del Pdci.


I sottoscritti firmatari, assieme a numerosi altri compagni, dell’accorata richiesta di discussione in ordine ai risultati della competizione elettorale del 6 e 7 giugno 2009, ricordano che la stessa non ha fin qui ricevuto alcun riscontro, registrando solo le dimissioni del segretarionazionale, inoltrate ad un organismo operativo e dunque privo di ogni titolo per accoglierle o respingerle e,successivamente, ritirate nell’ambito della direzione nazionale.

Ferma restando la linea politica approvata dal congresso e dagli organi
statutari, riteniamo che tali passaggi non abbiano consentito una adeguata discussione in merito e, nel contempo si registrano gravi affermazioni che contrappongono il segretario ad altri autorevoli esponenti del partito. Una così delicata vicenda viene definita dal comitato di garanzia con una rapidità che lascia sgomenti tutti i militanti comunisti in una fase in cui si sta avviando
il processo unitario degli stessi.


Si ribadisce pertanto l’urgente richiesta di discussione per fare un’attenta analisi del voto, valutare l’opportunità delle dimissioni del segretario nazionale e, inoltre, chiarire quelle vicende nella sede politica corretta al fine di impegnare tutto il corpo del partito.



Antonio Bertuccelli, segretario provinciale Pdci Messina e componente la
segretaria regionale

Alessandro D’Alessandro, segretario provinciale Pdci Palermo e componente la segretaria regionale”
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24/06/09

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La Lista Comunista incontra Sinistra e Libertà

Roma, 24 giugno 2009.

Comunicato stampa.

Nota stampa a cura dell'ufficio stampa del Prc.

COORDINAMENTO PRC-PDCI-SOC 2000 LAVORA PER UNITA' SINISTRA D'ALTERNATIVA. OGGI HA VISTO SINISTRA E LIBERTA'.

L'esigenza di costruire una maggiore unità della sinistra d'alternativa è oggi un sentimento diffuso. Per rispondere a questa esigenza il coordinamento della lista anticapitalista e comunista sta facendo una serie di incontri con le diverse realtà politiche e associative della sinistra avanzando una proposta unitaria di costruzione di un polo della sinistra d'alternativa. A tal fine si sono tenuti nei giorni scorsi una decina di incontri e stamane quello con Sinistra e Libertà.


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Ufficio stampa Prc-SE
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23/06/09

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Espulsione di Marco Rizzo dal PdCI

La decisione è stata messa a verbale ieri dalla commissione di Garanzia del partito. L'accusa è quella di aver tenuto «comportamenti ostili» al Pdci durante l'ultima campagna ufficiale. Tradotto: di aver aiutato l'Italia dei Valori, e questo nonostante fosse anche candidato nelle liste dei Comunisti italiani.

Rizzo, infatti, avrebbe dato il suo aiuto a Torino a Gianni Vattimo in corsa per Strasburgo, nelle liste del partito di Di Pietro. Una versione assai diversa da quella fornita dall'espulso: «Diliberto mi ha cacciato - ha spiegato - perché ho osato chiedere conto di incontri con massoni ex P2». Incontri che però, è la controreplica, erano occasioni pubbliche, nelle quali erano presenti i personaggi più disparati. Alla fine comunque tutto finirà in tribunale: il segretario del Pdci ha infatti intenzione di querelare l'ex compagno di partito. A far scattare la convocazione davanti la commissione di Garanzia, secondo la versione ufficiale, è stata una denuncia della Federazione di Torino per «comportamenti ostili». In pratica, è la tesi dell'accusa, Rizzo avrebbe usato l'indirizzario e gli strumenti del partito per fare una campagna elettorale parallela per l'Idv.
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02/06/09

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Diliberto: "Unificazione dipende dal consenso"

Per il segretario nazionale del Pdci, Oliviero Diliberto, "la riunificazione tra Rifondazione comunista e i Comunisti italiani accadrà più o meno celermente sulla base del consenso" alle prossime elezioni europee. 

Lo ha detto lo stesso Diliberto, a Trieste, a margine di un comizio elettorale. 
"Questa lista - ha continuato - è la premessa della riunificazione tra i Comunisti e Rifondazione, che io spero avvenga quanto prima, subito dopo le elezioni". 
"Ovviamente - ha aggiunto - anche i tempi dipenderanno dal risultato elettorale, perché che ci riunifichiamo, ormai é nei fatti, però questo accadrà più o meno celermente, o più o meno convintamente sulla base del consenso che ci daranno gli italiani".
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